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Curri La Vila

Autore: Giovanni Dugo

Categoria: Raccolte In Dialetto Siciliano


“Tutte le poesie sono d’amore” ha scritto Raymond Carver, poeta, scrittore di racconti, saggista, che riteneva di avere l’impressione che nello scrivere versi egli diventasse più intimo, più vulnerabile. E “Curri la Vila” è un viaggio poetico intimo e anche temerario, come sempre quando si mette l’io sotto la lente d’osservazione, all’interno del chiaroscuro dei sentimenti “postati” in versi invece che su una bacheca facebook. L’autore sceglie di condividere la sua indagine, attraverso un linguaggio antisublime, con un discorso poetico lieve nella sua chiarezza espressiva ma profondo per i fili che ordiscono la sua tessitura: ora quello riflessivo, ora quello malinconico, ora quello amoroso e affettivo, ora quello ironico e scherzoso. Una forma di confessione privata declinata in versi nella lingua siciliana, per dire incanto e disinganno, malinconie e sogni, inganni e speranze, “sonni, chiòva e ddisinganni”, e per esorcizzare “li pinzeri” che “nun fannu scuntu”, non fanno sconto quando “lu cummògghiu è pizzuliàtu e stancu”, quando “l’involucro è malridotto e stanco”. Intanto “curri la vila”, “corre la vela verso un destino infido”, e anche se si volesse rallentare la corsa, invano si frena, come illustra la bella copertina di Luisa Schipilliti, dove un dio riccioluto dallo sguardo implacabile soffia sul fragile veliero che corre verso luoghi da dove non si può tornare. Perché “il tempo ha consumato spietato la cera del lumino della vita” e “nta l’arma rristàu sulu rrascatura”, “l’anima è vuota come pentola raschiata”. E “rrascatura”, termine di un registro linguistico basso, dell’area semantica del cucinare, che si riferisce a tutto ciò che si recupera, a fine giornata, raschiando il fondo del tegame usato per friggere, tegame che rimane così vuoto, qui allude alla consapevolezza che quella “pentola” venga raschiata per l’ultima volta. Così l’autore lascia che i pensieri scorrano liberamente dal profondo dell’animo, diventando refoli di memorie malinconiche perché è bello pure attingere ai grumi della vita e scioglierli in pensieri ed immagini, emozioni e passioni, colori e sogni, “palori e sintimenti”. Tutto dipanato tra passato e presente, mentre la vecchiaia è “sempre più ferigna” e dal futuro sempre più minacciosa avanza la Signora maligna. Sente il cerchio del tempo l’io poetico e la “dulìa”, l’amarezza per il fatto di non guidare più la propria vita, ma di essere trascinato da lei con grande faticata, e tuttavia nel cuore agitato rimane saldo il desiderio della bellezza, e la certezza degli affetti.

Patrizia Danzè


Cod. ISBN: 978-88-9915053-2

Formato Libro: 21x26

Pagine: 64

Anno di Pubblicazione: 2018


€ 13,00




   
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